Innovazione

Tumore al polmone: vaccino peptidico porta al 47% i vivi a un anno

Vaccino OSE2101 con chemio o nivolumab, sopravvivenza a un anno al 46-47% nel tumore al polmone metastatico: dati e limiti.

03 novembre 2026 18:30
Tumore al polmone: vaccino peptidico porta al 47% i vivi a un anno - Canva
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Un vaccino terapeutico a base di peptidi, OSE2101 (noto con il nome Tedopi), combinato con la chemioterapia o con l'immunoterapia ha portato al 47% e al 46% la quota di pazienti vivi a un anno in uno studio di fase 2 su 106 persone con tumore del polmone non a piccole cellule metastatico, già in progressione dopo la prima linea di cura. Nel braccio trattato con la sola chemioterapia standard, il docetaxel, la sopravvivenza a un anno si è fermata al 29%.

Lo studio si chiama Combi-TED, è promosso dalla Fondazione Ricerca Traslazionale (FoRT) ed è coordinato da Federico Cappuzzo, direttore dell'Oncologia medica 2 dell'Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma, che ha presentato i risultati definitivi il 25 ottobre al congresso ESMO di Madrid. Il vaccino è sviluppato dalla biotech francese OSE Immunotherapeutics. Sono dati presentati a congresso e non ancora pubblicati su una rivista, e lo studio non era disegnato per dimostrare la superiorità sul docetaxel. Il confronto tra i bracci resta quindi un segnale da confermare in fase 3.

Come funziona il vaccino e come è stato misurato il risultato

A differenza dei vaccini preventivi, OSE2101 si somministra a chi è già malato. Contiene dieci peptidi, cioè brevi catene di amminoacidi, ricavati da antigeni tumorali, le proteine che le cellule del tumore espongono in quantità anomala. I peptidi servono a mostrare questi bersagli ai linfociti T, le cellule del sistema immunitario adattativo che uccidono le cellule riconosciute come estranee. Il meccanismo passa dalle molecole HLA, che presentano i frammenti di proteina ai linfociti, e i peptidi del vaccino sono costruiti per legarsi alla variante HLA-A2. Per questo lo studio ha arruolato solo pazienti con questa caratteristica genetica, verificata con un test prima dell'ingresso. Il prodotto è uguale per tutti i pazienti HLA-A2 positivi e non viene personalizzato sul singolo tumore, a differenza dei vaccini a mRNA su misura in sperimentazione in altri tumori.

Combi-TED è uno studio randomizzato in aperto a tre bracci, condotto in centri di Italia, Francia e Spagna, che secondo il registro dello studio su ClinicalTrials.gov includeva pazienti senza mutazioni di EGFR né riarrangiamenti di ALK o ROS1, peggiorati dopo almeno quattro cicli di chemio-immunoterapia. L'obiettivo principale era la sopravvivenza a 12 mesi, confrontata con una soglia prefissata del 20%. Entrambe le combinazioni la superano in modo statisticamente significativo (p < 0,001), il docetaxel da solo no (p = 0,15). La sopravvivenza mediana è stata di 11,9 mesi con vaccino e docetaxel, 11,3 mesi con vaccino e nivolumab e 6,4 mesi con il solo docetaxel.

Gli altri indicatori raccontano due combinazioni diverse. Il tempo mediano senza progressione della malattia è stato di 4,8 mesi con vaccino e chemioterapia, 2,7 mesi con vaccino e nivolumab e 2,3 mesi con il docetaxel. Il tumore si è ridotto nel 20% dei pazienti del primo gruppo, nel 10% del braccio di controllo e in nessun paziente del braccio con nivolumab, dove il beneficio di sopravvivenza osservato non è legato alla riduzione delle lesioni. Gli eventi avversi collegati al trattamento hanno riguardato l'89%, l'82% e il 79% dei pazienti nei tre bracci, quelli gravi il 17%, il 24% e il 17%, senza segnali di sicurezza inattesi secondo l'azienda.

Cosa manca prima che arrivi ai pazienti

I valori di p riportati misurano la distanza dalla soglia del 20%, non la differenza tra un braccio e l'altro. Per quel confronto i ricercatori avevano previsto un'analisi bayesiana esplorativa, con una probabilità del 95% come requisito per definire una combinazione promettente in vista della fase 3. Il risultato è stato del 94,6% per vaccino e docetaxel e del 92,8% per vaccino e nivolumab, entrambi sotto la soglia. Con 106 pazienti divisi su tre bracci gli intervalli di confidenza restano larghi. Per la combinazione con nivolumab la mediana va da 6,1 a 13,3 mesi e si sovrappone a quella del docetaxel, compresa tra 5,2 e 9,0 mesi. I materiali diffusi finora non riportano il numero esatto di pazienti per braccio.

La verifica decisiva è affidata a ARTEMIA, uno studio di fase 3 che confronta il vaccino da solo con il docetaxel in pazienti diventati resistenti all'immunoterapia, e i cui risultati sono attesi all'inizio del 2028 secondo Silvia Comis, direttrice della ricerca clinica di OSE Immunotherapeutics. OSE2101 resta un farmaco sperimentale, accessibile solo all'interno degli studi clinici, e non ha un'autorizzazione all'immissione in commercio. In questa fase della malattia il docetaxel è ancora lo standard di cura, con efficacia limitata e tossicità rilevante. Il 4 novembre l'azienda presenta i dati in un webcast con oncologi esperti di tumore del polmone.

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