Probiotici, perché il ceppo conta più del numero stampato sulla confezione

La ricerca degli ultimi vent'anni ha spostato l'attenzione dalla quantità di microrganismi alla loro identità esatta. Con ricadute pratiche su come si leggono le etichette degli integratori.

A cura di Redazione Redazione
29 luglio 2026 09:33
Probiotici, perché il ceppo conta più del numero stampato sulla confezione -
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Del microbiota intestinale colpiscono sempre i grandi numeri: circa 3,8 × 10¹³ cellule batteriche secondo la stima di Sender, Fuchs e Milo del 2016, centinaia di specie diverse, un rapporto con le cellule umane che gli stessi autori hanno ridimensionato da 10 a 1 fino a poco più di 1 a 1. Anche la massa complessiva è meno impressionante di quanto si legga in giro: attorno ai 200 grammi, non i due chili che circolano da anni nella divulgazione. Quando poi si passa dalla descrizione all'intervento, cioè quando si prova a modificare quella comunità dall'esterno, i numeri diventano la parte meno interessante del discorso.

Fermenti lattici e probiotici non sono sinonimi

"Fermenti lattici" è un'espressione italiana di uso comune che nella letteratura scientifica non esiste. I batteri lattici sono un gruppo eterogeneo, accomunato dalla produzione di acido lattico come esito principale della fermentazione degli zuccheri, e se ne trovano nello yogurt come nei crauti. Probiotico è invece una qualifica funzionale: la definizione FAO/OMS del 2001, ripresa dal consensus ISAPP nel 2014, parla di microrganismi vivi che, somministrati in quantità adeguata, portano un beneficio documentato alla salute di chi li assume. Il beneficio va dimostrato, e lo si dimostra su un ceppo alla volta. La distinzione però fatica a uscire dall'ambito scientifico, anche perché la nomenclatura commerciale segue il linguaggio di chi cerca: ad esempio la categoria di integratori di fermenti lattici nel catalogo della farmacia online eFarma gestita direttamente dai farmacisti è chiamata ancora fermenti lattici, mentre nelle schede dei singoli integratori compaiono i ceppi identificati con la loro sigla.

È una distinzione che la ricerca ha reso sempre più netta. Lacticaseibacillus rhamnosus GG ha un profilo di adesione alla mucosa e un corredo genico che altri rhamnosus non hanno, quindi trasferire i risultati di uno studio da un ceppo all'altro della stessa specie non regge dal punto di vista metodologico. Nel 2020 la revisione tassonomica pubblicata sull'International Journal of Systematic and Evolutionary Microbiology ha reso il problema visibile anche fuori dai laboratori, smembrando il vecchio genere Lactobacillus in venticinque generi distinti. Molte etichette hanno impiegato anni ad allinearsi ai nuovi nomi.

Arrivare vivi a destinazione

Un ceppo con evidenze cliniche solide serve a poco se non supera lo stomaco. Il pH gastrico a digiuno scende sotto 2, i sali biliari nel duodeno completano la selezione, e la frazione di cellule vitali che raggiunge il colon varia di ordini di grandezza a seconda della formulazione. Da qui l'interesse industriale per microincapsulazione, capsule gastroresistenti, liofilizzazione, tecniche di stabilizzazione: servono a mantenere il carico dichiarato fino alla fine della shelf life e non solo al momento della produzione. Le linee guida del Ministero della Salute, nella revisione del 2018, chiedono che la porzione giornaliera raccomandata contenga almeno 10⁹ cellule vive per almeno uno dei ceppi presenti, quantità sufficiente a ottenere una colonizzazione temporanea dell'intestino.

Le stesse linee guida impongono che la quantità di cellule vive sia dichiarata in etichetta per ogni singolo ceppo e garantita fino alla data di scadenza, con uno scarto tollerato di 0,5 log rispetto al valore riportato. È il motivo per cui un'etichetta di questo tipo somiglia ormai a una scheda tecnica, mentre dieci anni fa la maggior parte delle confezioni si fermava alla dicitura generica "fermenti lattici vivi".

Oltre lattobacilli e bifidobatteri

La frontiera si è già spostata altrove. Il sequenziamento shotgun ha permesso di isolare e caratterizzare specie che prima erano difficili anche solo da coltivare in laboratorio, come Akkermansia muciniphila, autorizzata nell'Unione europea come novel food nella forma pastorizzata con il regolamento di esecuzione 2022/168, applicabile dal 1° marzo 2022 e limitato agli adulti, con un tetto di 3,4 × 10¹⁰ cellule al giorno. Un'altra è Faecalibacterium prausnitzii, studiata per il suo ruolo nella produzione di butirrato. Sono i probiotici di nuova generazione, con un quadro regolatorio ancora in costruzione e un numero di trial sull'uomo che resta piccolo rispetto all'attenzione che ricevono.

In fondo la parte più utile del lavoro resta quella meno spettacolare: capire quale ceppo fa cosa e a quale dose, poi verificare che arrivi dove deve arrivare nelle stesse condizioni in cui è stato testato.

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