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Morte del calciatore Jesús de Miguel: può un colpo al torace fermare il cuore?

Il calciatore del Tenerife è morto dopo un colpo al petto. Cos’è la commotio cordis e cosa deve chiarire l’autopsia.

05 novembre 2026 11:17
Notizia verificata · Fonti: doi.org, pubmed.ncbi.nlm.nih.gov, infobae.com · Vedi fonti
Morte del calciatore Jesús de Miguel: può un colpo al torace fermare il cuore? - Canva
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Jesús de Miguel Alameda, attaccante del CD Tenerife di 30 anni, è morto alle 8 del 3 novembre 2026 all'Hospital Universitario Nuestra Señora de Candelaria di Santa Cruz de Tenerife, il giorno dopo un arresto cardiorespiratorio seguito a uno scontro di gioco. Nel recupero di Tenerife-Andorra, dodicesima giornata della Segunda División, il portiere avversario Jesús Owono è uscito sul pallone lungo e lo ha colpito al torace con il ginocchio. Il referto arbitrale lo ha espulso al minuto 90+6 per un impatto a gamba alta con forza eccessiva.

La causa della morte non è ancora stabilita. L'ipotesi più citata dai tre cardiologi consultati da Infobae è la commotio cordis, un'aritmia fatale provocata da un colpo al petto in un istante preciso del battito, e resta un'ipotesi clinica. Alle 9.55 del 5 novembre gli esiti dell'autopsia non sono pubblici e non è stata comunicata alcuna malattia cardiaca preesistente. Il Grupo de Homicidios della Policía Nacional ha aperto diligenze per un possibile omicidio colposo, un passaggio che il Tribunal Superior de Justicia de Canarias ha definito dovuto per ogni morte non naturale e che non equivale a un'attribuzione di responsabilità.

Cosa succede al cuore nei millisecondi dell'impatto

La definizione di riferimento è quella della rassegna di Barry Maron e Mark Estes sul New England Journal of Medicine del 2010. Si parla di commotio cordis quando un colpo non penetrante innesca una fibrillazione ventricolare, cioè un'attività elettrica caotica in cui i ventricoli smettono di pompare, senza fratture di sterno e costole, senza lesioni del cuore e senza una cardiopatia di base. Il colpo deve arrivare sopra la sagoma cardiaca e cadere nella fase ascendente dell'onda T, il tratto dell'elettrocardiogramma in cui le cellule dei ventricoli recuperano la carica elettrica, come spiega la fisiologia elettrica del battito cardiaco. La finestra vale circa l'1% del ciclo cardiaco, poche decine di millisecondi.

Il meccanismo è stato riprodotto su modello animale. In un esperimento sui suini pubblicato sullo stesso NEJM nel 1998, 9 impatti su 10 caduti tra 30 e 15 ms prima del picco dell'onda T hanno prodotto fibrillazione. La probabilità cresce con la velocità del proiettile fino a circa 64 km/h; oltre gli 80 km/h aumentano invece i danni strutturali, come ematomi e rotture del miocardio, che definiscono la contusione cardiaca. Per l'autopsia la distinzione è decisiva, perché la commotio cordis non lascia lesioni visibili e la contusione sì.

Le letture che l'esame dovrà separare sono quindi tre, cioè un'aritmia da impatto su un cuore sano, un danno meccanico al tessuto cardiaco e una cardiopatia non diagnosticata che il colpo ha reso manifesta. C'è poi la sequenza clinica. Il club ha comunicato il recupero del polso grazie alla rianimazione e, nella notte, un peggioramento neurologico.

In uno studio britannico pubblicato da Laver e colleghi su Intensive Care Medicine nel 2004, su 205 pazienti ricoverati in terapia intensiva dopo un arresto, due terzi dei decessi seguiti a un arresto extraospedaliero erano dovuti al danno cerebrale da mancanza di ossigeno, un dato compatibile con questo decorso che però non lo spiega. Le ricostruzioni divergono anche su un punto. Alcune collocano l'arresto in campo, altre durante il trasporto in ambulanza, e non c'è conferma ufficiale.

Perché i primi tre minuti decidono la sopravvivenza

I dati più ampi vengono dal registro statunitense della commotio cordis, analizzato da Maron e colleghi su Heart Rhythm nel 2013. Su 216 casi raccolti tra il 1970 e il 2012, con età media di 15 anni e il 95% di maschi, la sopravvivenza è salita dal 10% del periodo 1970-1993 (6 su 59) al 58% degli ultimi sei anni osservati (31 su 53). Chi era stato rianimato entro tre minuti sopravviveva nel 40% dei casi, contro il 5% oltre quella soglia, e l'uso sul posto di un defibrillatore automatico esterno risultava associato a una minore mortalità. Il registro si basa su segnalazioni volontarie, quindi descrive i casi noti e non misura la frequenza reale del fenomeno.

Gli adulti sono una minoranza, anche perché la gabbia toracica dei ragazzi si deforma più facilmente. Il caso professionistico più vicino è quello di Damar Hamlin, safety dei Buffalo Bills crollato in campo nel gennaio 2023 e sopravvissuto dopo rianimazione e defibrillazione immediate, che Maron ed Estes hanno descritto come commotio cordis sull'American Journal of Cardiology.

Secondo quanto riportato dall'emittente spagnola Cuatro, l'istruttoria dovrà verificare anche il rispetto dei protocolli sanitari nello stadio Heliodoro Rodríguez López e i tempi della prima assistenza. Sarà l'autopsia a stabilire se il decesso sia legato al trauma toracico e attraverso quale meccanismo.

Fact Check

Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.

Fonti:

Verificato il: 05 novembre 2026

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