“Super anziani” e Alzheimer: scoperti i geni che proteggono il cervello dopo gli 80 anni
Un ampio studio condotto da Vanderbilt Health rivela che i cosiddetti “super ager” (“super anziani”) presentano una minore frequenza del gene APOE-ε4, associato all’Alzheimer, e una maggiore presenza del gene protettivo APOE-ε2. Questo sarebbe un importante vantaggio genetico nella conservazione delle funzioni cognitive oltre gli 80 anni.
Il concetto di “super ager” e la rilevanza genetica
Il termine super ager si riferisce a persone di età pari o superiore a 80 anni che mostrano capacità cognitive paragonabili a quelle di individui con 20 o 30 anni in meno. La ricerca scientifica si è recentemente focalizzata su questi soggetti per identificare i meccanismi biologici che contribuiscono alla loro resilienza neurocognitiva, in particolare rispetto al rischio di sviluppare Alzheimer a insorgenza tardiva.
In uno studio pubblicato il 16 gennaio sulla rivista Alzheimer’s & Dementia, un team di ricercatori guidati da Leslie Gaynor, PhD, dell’Università Vanderbilt, ha analizzato la frequenza delle principali varianti del gene APOE (in particolare APOE-ε4 e APOE-ε2) in una vasta coorte di anziani statunitensi.
La variante APOE-ε4 è il più forte fattore genetico noto associato alla malattia di Alzheimer a esordio tardivo, mentre la variante APOE-ε2 è ritenuta protettiva nei confronti dello stesso disturbo neurodegenerativo.
Lo studio: metodologia, campione e criteri
L’analisi si è basata sui dati raccolti dal Phenotype Harmonization Consortium, parte del Progetto di Sequenziamento della Malattia di Alzheimer (ADSP). Il campione comprendeva un totale di 18.080 individui appartenenti a otto coorti nazionali sull’invecchiamento. Nello specifico, lo studio ha incluso:
- 1.412 super ager bianchi non ispanici
- 211 super ager neri non ispanici
- 8.829 partecipanti con diagnosi di demenza da Alzheimer
- 7.628 controlli cognitivamente normali
I soggetti classificati come super ager dovevano superare le prestazioni mnemoniche medie dei partecipanti cognitivamente normali nella fascia d’età 50-64 anni, pur avendo almeno 80 anni.
APOE-ε4: rischio ridotto nei super ager
Una delle evidenze più rilevanti è che i super ager erano 68% meno propensi a possedere il gene APOE-ε4 rispetto ai coetanei con demenza da Alzheimer. Questo risultato rappresenta una differenza statistica marcata, tenuto conto che l’APOE-ε4 è presente nel 13,7% della popolazione globale, ma nel campione analizzato la frequenza raggiungeva il 43,9%.
Il confronto ha mostrato anche che i super ager erano 19% meno propensi a portare APOE-ε4 rispetto ai controlli cognitivamente normali della stessa fascia d’età. Questi dati suggeriscono che il semplice invecchiamento senza diagnosi di demenza non è sufficiente a spiegare la rarità della variante APOE-ε4 nei super ager: questa sottopopolazione mostra una resilienza genetica specifica più marcata.
APOE-ε2: un vantaggio genetico significativo
Oltre a evidenziare la minore prevalenza della variante APOE-ε4, lo studio ha dimostrato per la prima volta che i super ager sono significativamente più propensi a possedere APOE-ε2, la variante ritenuta protettiva:
- 28% più alta la probabilità di avere APOE-ε2 rispetto ai controlli cognitivamente normali di età ≥80 anni
- 103% più alta la probabilità rispetto ai coetanei con Alzheimer
Questa scoperta costituisce il primo collegamento diretto tra la frequenza dell’allele APOE-ε2 e lo status di super ager. Lo studio fornisce nuove prove a sostegno del ruolo di questa variante genetica come fattore protettivo in età avanzata e indica un possibile biomarcatore positivo per l’invecchiamento cognitivo sano.
Valore e implicazioni dello studio
Si tratta del più ampio studio condotto finora per correlare le varianti del gene APOE con il fenotipo dei super ager. La sua forza risiede nelle dimensioni del campione, nella diversità etnica rappresentata e nell’accuratezza delle definizioni fenotipiche.
Secondo Gaynor, i risultati suggeriscono che lo status di super ager può rappresentare uno strumento utile per identificare meccanismi biologici di resilienza alla demenza. La selezione di queste persone per futuri studi genetici e molecolari potrebbe favorire lo sviluppo di nuove strategie terapeutiche per prevenire o ritardare l’insorgenza della malattia di Alzheimer.
Le implicazioni riguardano anche la progettazione di interventi di prevenzione mirati, il riconoscimento precoce dei soggetti a rischio e lo sviluppo di test genetici più raffinati. L’analisi della relazione tra queste varianti e la funzione cognitiva potrebbe essere estesa ad altri geni, contribuendo a chiarire i meccanismi biologici che determinano l’invecchiamento cerebrale di successo.
Collaborazioni e finanziamenti
Oltre ai ricercatori di Vanderbilt Health, tra cui Angela Jefferson, Logan Dumitrescu e Derek Archer, lo studio ha coinvolto 32 scienziati provenienti da 15 università. È stato finanziato in parte da tre importanti grant del National Institutes of Health: U24AG074855, U01AG068057 e R01AG059716.
La collaborazione interdisciplinare e interistituzionale ha consentito di accedere a una mole significativa di dati genetici e cognitivi, elaborati attraverso una rete nazionale di coorti di studio sull’invecchiamento.
Prospettive per la ricerca sul super-aging
L’interesse crescente per i super ager come modello di invecchiamento ottimale è supportato da studi come questo, che dimostrano una correlazione diretta tra composizione genetica e performance cognitiva nell’età avanzata. L’identificazione di sottogruppi genetici con bassa propensione allo sviluppo dell’Alzheimer potrà contribuire alla comprensione della resilienza biologica alla neurodegenerazione.
Il confronto con controlli cognitivamente normali e soggetti affetti da demenza, basato su metriche oggettive e dati genomici, fornisce un nuovo standard per futuri studi sull’invecchiamento cerebrale. I super ager, secondo i ricercatori, rappresentano un’opportunità unica per individuare fattori genetici, epigenetici e ambientali che permettono di mantenere funzioni cognitive elevate anche oltre gli 80 anni.
