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Salute mente-corpo in ufficio: come rivoluzionare il benessere aziendale con Serenis

Salute mente-corpo in ufficio: come rivoluzionare il benessere aziendale con Serenis

Tre milioni di lavoratori italiani convivono ogni giorno con quella che il Censis ha ribattezzato “sindrome da corridoio”: un’osmosi costante di ansie tra scrivania e vita privata che erode concentrazione, relazioni e, alla lunga, la salute stessa.

Il dato arriva dall’VIII Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale e fotografa un disagio che non risparmia nessun settore, nessuna età, nessun livello gerarchico. Eppure, proprio mentre i numeri peggiorano, si fa strada un approccio nuovo che integra salute mentale e salute fisica sotto un unico tetto digitale, trasformando il modo in cui le aziende si prendono cura delle proprie persone.

Stress, burnout e malessere: i numeri che le aziende italiane non possono più ignorare

Partiamo dai fatti, perché i fatti parlano chiaro. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che depressione e ansia causino ogni anno la perdita di 12 miliardi di giornate lavorative a livello globale, con un costo complessivo di circa 1.000 miliardi di dollari in produttività bruciata. Tradotto nel contesto italiano, un report OCSE del 2025 calcola che la cattiva salute mentale pesi sul Paese per circa il 3,5% del PIL annuo, sommando spese sanitarie, assenteismo e calo delle performance.

Forse anche tu, leggendo questi numeri, pensi che si tratti di un problema “degli altri”. La realtà, però, racconta una storia diversa. Secondo l’indagine OSH Pulse 2025 di Eu-Osha, il 40% dei lavoratori italiani denuncia pressioni eccessive o sovraccarichi di lavoro. Un altro 40% segnala la mancanza di adeguate ricompense per gli sforzi compiuti. E c’è un dato che dovrebbe far riflettere chiunque gestisca un team: il 43% dei dipendenti teme che affrontare il tema della salute mentale con i propri superiori possa compromettere la carriera.

Il risultato è un silenzio diffuso che alimenta il problema invece di risolverlo. Solo il 30% degli intervistati dichiara di avere accesso ad attività di counseling in azienda. L’indagine AXA-Ipsos Mind Health Report 2025 conferma il quadro: appena il 35% dei lavoratori italiani ritiene che la propria azienda abbia politiche concrete a supporto del benessere psicologico. Il 41%, al contrario, vorrebbe che il datore di lavoro facesse di più.

A rendere il tutto ancora più urgente ci sono i dati dell’Osservatorio sul benessere psicologico nelle aziende italiane 2025, realizzato da Serenis in collaborazione con l’Università di Padova su un campione di oltre 1.200 lavoratori. Il 61% degli intervistati mostra un livello di malessere psicologico in aumento rispetto al 49,4% registrato nel 2023. L’indice GHQ-12, utilizzato per misurare il benessere mentale, ha raggiunto una media di 21,4 punti (era 20,1 l’anno precedente) e solo il 17% dei partecipanti presenta segnali di benessere mentale effettivo. Il malessere è più marcato tra Gen Z e Millennials, con le donne che registrano punteggi di disagio costantemente superiori rispetto agli uomini.

Come ha sottolineato Martina Migliore, Direttrice della Formazione in Serenis, “molto spesso le aziende faticano a comprendere che il benessere non si costruisce con i benefit, ma con ambienti in cui le persone possono esprimersi, sentirsi ascoltate e libere di sbagliare”.

Attenzione, perché il problema non resta confinato alla sfera emotiva. Lo stress prolungato genera conseguenze fisiche concrete: secondo il report MINDEX 2025, il 38% degli italiani riconosce un impatto diretto del malessere psicologico sulla propria salute fisica, mentre il 37% lo collega a ripercussioni sulla carriera. E chi pensa di risolvere la questione ignorandola si ritrova a fare i conti con il presenteismo: persone fisicamente in ufficio ma mentalmente esaurite, incapaci di concentrarsi e di produrre valore reale.

Perché il benessere aziendale funziona solo se integra mente e corpo

Se i numeri del paragrafo precedente ti hanno colpito, la domanda successiva è quasi obbligata: perché la maggior parte delle aziende continua a trattare il benessere dei dipendenti come una serie di iniziative scollegate tra loro?

Il problema, in molti casi, è strutturale. Per anni il welfare aziendale è stato sinonimo di buoni pasto, convenzioni con palestre e qualche sportello di ascolto attivato più per obbligo normativo che per convinzione. Iniziative spot, spesso disomogenee, che non riescono a incidere davvero sulla qualità della vita di chi lavora otto o più ore al giorno. Il dato di Fondirigenti parla chiaro: se il 64% delle aziende medio-grandi italiane ha attivato almeno un programma strutturato di wellbeing, tra le PMI la percentuale crolla al 31%.

Il punto di svolta, nel 2026, è il passaggio da un modello frammentato a un approccio integrato mente-corpo. Come segnala Il Sole 24 Ore riprendendo i dati del Censis, l’83,4% dei dipendenti italiani ritiene una priorità che il lavoro contribuisca al proprio benessere olistico, fisico e psicologico. Non si tratta di una richiesta generica di “stare meglio”, ma di un bisogno preciso: avere accesso a strumenti che tengano insieme salute mentale, salute fisica e nutrizione senza costringere le persone a navigare tra decine di servizi diversi.

Ti starai chiedendo cosa c’entri l’integrazione con la produttività aziendale. La risposta arriva da McKinsey: l’investimento nel miglioramento della salute dei dipendenti potrebbe generare un valore economico globale fino a 11.700 miliardi di dollari, con un impatto sul PIL mondiale stimato tra il 4 e il 12%. A livello più granulare, il rapporto Gallup evidenzia che i manager influenzano il 70% della variazione nel livello di coinvolgimento dei dipendenti. Un leader che non riconosce i segnali di esaurimento del proprio team, o che non ha strumenti per intervenire, diventa involontariamente parte del problema.

Inoltre, studi internazionali stimano che ogni euro investito in salute mentale generi fino a quattro euro in risparmi e aumento di produttività. Non è filantropia: è strategia. Le aziende che adottano un welfare aziendale integrato e realmente accessibile vedono ridursi il turnover (fino all’11% in meno secondo la Saïd Business School di Oxford), migliorare l’engagement e, in ultima analisi, crescere i risultati di business.

C’è poi un aspetto che riguarda direttamente l’attrazione dei talenti. Il 72% dei lavoratori italiani, secondo Wellhub, considera il benessere un fattore determinante nella scelta di un impiego. Tra i più giovani la percentuale sale ulteriormente: il 71% nella fascia 18-24 anni dichiara che il supporto alla salute mentale incide sulla decisione di restare o meno in un’azienda. Per questo motivo, la sfida non è più “se” investire nel benessere delle persone, ma come farlo in modo efficace, misurabile e davvero utile.

Come Serenis sta cambiando le regole del welfare aziendale

Arrivato a questo punto, è naturale chiedersi: esiste una piattaforma in grado di integrare tutti questi aspetti sotto un unico ecosistema?

Serenis è un centro medico digitale italiano fondato nel 2021 da Silvia Wang e Daniele Francescon, che in pochi anni si è affermato come punto di riferimento per il benessere mentale e fisico online. I numeri, a inizio 2026, parlano da soli: oltre 2 milioni di sedute svolte, circa 3.000 professionisti specializzati nella rete (tra psicoterapeuti, psichiatri, nutrizionisti e medici), più di 300 aziende clienti nel canale B2B e oltre 500.000 dipendenti gestiti. La valutazione media su Trustpilot è di 4,8 su 5, con più di 2.500 recensioni.

Elemento da non trascurare: Serenis non è un semplice marketplace che mette in contatto utenti e professionisti. È un centro medico autorizzato, il che significa che risponde della qualità dei percorsi con gli stessi standard di un poliambulatorio fisico. Questa differenza, apparentemente tecnica, ha un impatto enorme sulla qualità del servizio e sulla tutela del paziente.

La vera unicità, tuttavia, sta nell’approccio integrato corpo-mente. La piattaforma riunisce psicoterapia online (individuale e di coppia), psichiatria, nutrizione, coaching e sessuologia in un unico ambiente digitale, con un dossier sanitario condiviso che permette a ogni professionista di conoscere la storia clinica completa dell’utente. Un questionario iniziale di circa 10 minuti, basato su un algoritmo di matching, abbina la persona al professionista più adatto eliminando il vincolo geografico.

La novità più significativa per le aziende è il lancio di Serenis Medicina, il nuovo verticale di sanità digitale attivo da febbraio 2026 che amplia l’offerta con consulti di medicina generale e pediatria. Il servizio garantisce disponibilità 24 ore su 24, 365 giorni l’anno, con tempi di risposta medi di 10-15 minuti per entrare in contatto con un medico. Le modalità di interazione spaziano dalla chat al videoconsulto prenotabile, e ogni paziente può contare su un dossier sanitario digitale centralizzato con referti, documenti e prescrizioni.

Il direttore sanitario è Manuel Szathvary, medico di Medicina Generale esperto in telemedicina, laureato all’Università di Padova e iscritto all’Ordine dei Medici di Padova.

Per le aziende, il vantaggio è duplice. Da un lato, i dipendenti accedono a un ecosistema completo in cui il medico può consigliare, quando necessario, percorsi con psicoterapeuti, nutrizionisti o psichiatri senza uscire dalla piattaforma. Dall’altro, il reparto HR dispone di toolkit dedicati, reportistica clinicamente validata, formazione e workshop su temi come burnout e comunicazione assertiva. Tra le prime aziende ad adottare Serenis Medicina c’è Cofidis Italia, che ha integrato il servizio per i suoi oltre 400 dipendenti.

Piccolo segreto: uno degli aspetti su cui Serenis punta molto per differenziarsi è l’etica nei confronti dei professionisti. I terapeuti vengono retribuiti equamente e supportati contrattualmente, un dettaglio che si riflette direttamente sulla qualità del servizio offerto agli utenti. Quando chi ti segue lavora in condizioni dignitose e valorizzanti, la differenza si sente.

In sostanza, i dati parlano di un’emergenza silenziosa che attraversa gli uffici italiani e che nessuna azienda può più permettersi di sottovalutare. Il malessere psicologico dei dipendenti non è un costo invisibile: è una voce che incide su produttività, turnover, reputazione e capacità di attrarre talenti. La buona notizia è che integrare salute mentale e salute fisica in un’unica strategia di welfare non è più un’utopia, ma un percorso concreto e già operativo grazie a piattaforme come Serenis. Se il tuo obiettivo è costruire un ambiente di lavoro in cui le persone possano davvero stare bene, il momento di agire è adesso.