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Primo trapianto combinato da vivente in Italia: il padre dona fegato e rene alla figlia di sette anni

Per la prima volta in Italia è stato effettuato un trapianto combinato da donatore vivente: un padre ha donato simultaneamente una porzione del proprio fegato e un rene alla figlia di sette anni affetta da una rara malattia genetica multiorgano.

L’intervento è avvenuto all’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo e rappresenta un passo clinico e chirurgico di rilievo nella medicina dei trapianti.

Un caso clinico complesso e senza precedenti nel panorama italiano

L’intervento è stato effettuato su una bambina di sette anni affetta da una rara malattia genetica che compromette in modo progressivo sia la funzionalità epatica sia quella renale. La paziente era in dialisi peritoneale da oltre tre anni, con sedute quotidiane comprese tra le 13 e le 18 ore, poi sostituite da un regime di emodialisi trisettimanale a causa del peggioramento del quadro clinico.

Il deterioramento epatico, sfociato in cirrosi, ha reso impossibile il ricorso a un trapianto renale isolato, imponendo la necessità di un intervento combinato. In assenza di un donatore deceduto compatibile in tempi congrui, la famiglia ha optato per la donazione da vivente, percorrendo un iter clinico, etico e giuridico di altissimo rigore.

Profilo del donatore e autorizzazioni: un modello di garanzia multilivello

Il donatore, un cittadino serbo di 37 anni residente all’estero, è il padre biologico della paziente. Padre e figlia sono stati accolti presso il centro trapianti dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo tramite una richiesta ufficiale presentata dal Ministero della Salute Serbo.

L’idoneità alla donazione è stata valutata da un’équipe multidisciplinare che ha eseguito accertamenti clinici completi sullo stato di salute del donatore; verifiche psico-sociali sull’autenticità e sulla spontaneità della decisione e consulenza bioetica e legale per l’assenza di condizionamenti o coercizioni.

L’intero iter è stato sottoposto al vaglio della Commissione Regionale di Parte Terza, organismo terzo e indipendente che tutela i diritti sia del donatore che del ricevente, ed è stato successivamente validato dalla Procura della Repubblica di Bergamo, che ha rilasciato il nulla osta alla procedura.

La procedura chirurgica: due interventi in sequenza con elevata complessità

Il trapianto è stato eseguito da due équipe chirurgiche specializzate che hanno operato in parallelo, coordinando le fasi di prelievo e impianto.

Nel dettaglio è stata prelevata una porzione sinistra del fegato (lobectomia sinistra), sufficiente a sostenere le funzioni epatiche della bambina; successivamente, è stato asportato uno dei due reni del donatore, destinato al trapianto renale ed entrambe le procedure sono state realizzate con tecniche microinvasive ove possibile, per ridurre i rischi intraoperatori e i tempi di recupero postoperatorio.

L’impianto degli organi nella giovane paziente è stato completato in due tempi distinti, ma all’interno della stessa seduta chirurgica, in modo da minimizzare l’esposizione agli immunosoppressori e ottimizzare la perfusione tissutale.

Il recupero postoperatorio: monitoraggio intensivo e follow-up a lungo termine

Il decorso clinico di entrambi i soggetti è stato regolare. Padre e figlia sono stati dimessi in buone condizioni, con funzionalità epatica e renale pienamente ristabilita nella paziente. La bambina resterà a Bergamo per i controlli periodici nei mesi successivi, ma potrà intraprendere una vita regolare.

Secondo quanto dichiarato dai medici, la rigenerazione epatica nel donatore è attesa nell’arco di 3-6 mesi, mentre la funzionalità renale residua verrà monitorata nel tempo con controlli nefrologici. Le prospettive a lungo termine per entrambi sono favorevoli, con una qualità di vita sostanzialmente conservata.

Significato medico del trapianto combinato da vivente

In Italia, la donazione di singoli organi da vivente è già una realtà consolidata, in particolare per il rene e, in casi selezionati, il fegato. Tuttavia, il trapianto simultaneo di entrambi gli organi da un unico donatore vivente rappresenta un evento senza precedenti a livello nazionale.

Questa pratica è già stata sperimentata in centri d’eccellenza all’estero, ma richiede condizioni rigorose:

  • compatibilità anatomica e immunologica tra donatore e ricevente;
  • elevato livello di preparazione chirurgica;
  • disponibilità di una struttura multidisciplinare in grado di gestire complicanze multi-organo.

Il caso di Bergamo dimostra la possibilità di effettuare trapianti complessi anche in pazienti pediatrici, ampliando le opzioni terapeutiche per malattie rare che compromettono più organi in simultanea.

Implicazioni etiche, legali e culturali

Il trapianto combinato da vivente solleva questioni significative sul piano etico e giuridico. In particolare:

  • è necessario escludere ogni forma di coercizione o pressione psicologica sul donatore;
  • il consenso deve essere informato, libero e consapevole, con piena comprensione dei rischi chirurgici e psicofisici;
  • deve essere garantita la tracciabilità legale del percorso autorizzativo con verifica giudiziaria nei casi transfrontalieri.

Il sistema italiano si distingue per un impianto normativo molto rigoroso che consente, però, interventi eccezionali in situazioni cliniche di assoluta necessità.

Il ruolo dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII e della rete trapiantologica italiana

L’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo si conferma una struttura di riferimento per trapianti pediatrici complessi. Il centro è parte della Rete Nazionale Trapianti coordinata dal Centro Nazionale Trapianti (CNT), che ha come obiettivo l’equità di accesso alle cure, l’efficienza organizzativa e la sicurezza del processo trapiantologico.

Il successo di questo intervento testimonia l’alto livello delle competenze professionali presenti nei centri italiani, che operano in rete con istituzioni internazionali, come nel caso della collaborazione con il Ministero della Salute serbo.

Prospettive per la trapiantologia pediatrica e per la donazione da vivente

Il caso della piccola Sofija rappresenta un esempio emblematico di come le tecniche trapiantologiche possano evolvere per affrontare patologie multiorgano rare, soprattutto in età pediatrica. A oggi, il trapianto combinato da vivente resta una soluzione estrema ma possibile, che richiede:

  • criteri selettivi molto rigidi;
  • supporto etico-legale strutturato;
  • coordinamento tra sistemi sanitari nazionali e internazionali.

Con l’evoluzione della medicina rigenerativa e il miglioramento delle terapie immunosoppressive, tali interventi potranno aprire nuove strade terapeutiche per bambini affetti da malattie genetiche complesse, offrendo loro una concreta prospettiva di vita autonoma e pienamente integrata.

Published by
Carolina Valdinosi