Esperimento sull’influenza stagionale: nessun contagio nonostante il contatto ravvicinato
Un esperimento clinico rivoluzionario dimostra che una corretta ventilazione degli ambienti interni, un ridotto numero di colpi di tosse e un’adeguata protezione individuale possono impedire la trasmissione dell’influenza stagionale, anche in condizioni di stretta vicinanza fisica tra soggetti infetti e sani.
Uno studio clinico controllato con implicazioni durature per la prevenzione dell’influenza
Un gruppo di ricercatori della University of Maryland ha condotto un esperimento clinico di particolare interesse, pubblicato il 7 gennaio 2026 su PLOS Pathogens, con l’obiettivo di comprendere meglio i meccanismi effettivi di trasmissione del virus dell’influenza. Il dato più sorprendente emerso dalla sperimentazione è che, nonostante la convivenza prolungata in uno spazio chiuso tra individui infetti e soggetti sani, non si è verificato alcun caso di contagio.
L’esperimento ha coinvolto studenti universitari con infezione influenzale confermata e adulti sani di mezza età. I partecipanti sono stati ospitati per due settimane su un piano isolato di un hotel nell’area di Baltimora, dove hanno condiviso spazi comuni e oggetti personali, simulando interazioni sociali tipiche della quotidianità.
Caratteristiche strutturali dell’esperimento
Lo studio rappresenta il primo tentativo sistematico di esaminare la trasmissione aerea del virus dell’influenza in condizioni di infezione naturale, evitando il ricorso a ceppi inoculati artificialmente. Questo approccio consente di valutare con maggiore accuratezza i parametri realistici di trasmissione in ambienti interni.
I partecipanti infetti e quelli sani hanno preso parte ad attività quotidiane come conversazioni informali, esercizi fisici leggeri (yoga, stretching, danza) e uso condiviso di oggetti come penne, microfoni e tablet. Durante tutto il periodo, i ricercatori hanno eseguito prelievi quotidiani di campioni nasali, saliva e sangue, oltre a monitorare l’aria ambiente e quella esalata dai partecipanti con dispositivi specifici come il Gesundheit II, uno strumento sviluppato per analizzare in dettaglio le particelle respiratorie.
Perché il virus non si è trasmesso: fattori tecnici e comportamentali
I risultati dell’esperimento indicano che la tosse rappresenta un fattore determinante nella trasmissione dell’influenza. Sebbene gli studenti infetti presentassero alti livelli di virus a livello nasale, episodi di tosse erano rari. Di conseguenza, la quantità di particelle virali rilasciate nell’aria risultava estremamente limitata.
Un altro fattore cruciale è stato il livello di ventilazione ambientale. La stanza dell’esperimento era dotata di un sistema di miscelazione costante dell’aria, realizzato con l’impiego simultaneo di riscaldamento e deumidificazione. Questa dinamica ha garantito un’ottima diluizione delle eventuali particelle virali sospese, riducendo drasticamente il rischio di inalazione da parte dei soggetti sani.
L’età media dei partecipanti non infetti, compresa tra 35 e 55 anni, potrebbe aver fornito un’ulteriore protezione. Studi epidemiologici indicano infatti che gli adulti di mezza età hanno una suscettibilità ridotta all’infezione influenzale rispetto a bambini, adolescenti e anziani, probabilmente per effetto di una memoria immunitaria più estesa nei confronti di vari ceppi virali.
Ventilazione, aerosol e profilassi: implicazioni per la sanità pubblica
L’esperimento supporta l’ipotesi secondo cui la trasmissione per aerosol in ambienti chiusi è strettamente dipendente da fattori fisici come la movimentazione dell’aria, la distanza interpersonale e la produzione di goccioline respiratorie attraverso colpi di tosse o starnuti.
Il professor Donald Milton, esperto di aerobiologia delle malattie infettive e già protagonista delle ricerche sulla diffusione del SARS-CoV-2, ha sottolineato che questo tipo di dati è fondamentale per definire linee guida aggiornate sulla prevenzione dell’influenza. Milton ha evidenziato il potenziale delle mascherine ad alta filtrazione (N95) e dei purificatori d’aria mobili con funzione di rimescolamento come strumenti preventivi efficaci, soprattutto in contesti di scarsa ventilazione.
Rivalutazione delle pratiche di prevenzione
Il concetto di “vicinanza” come unico fattore di rischio per l’influenza viene quindi ridimensionato. Secondo i dati ottenuti, la presenza in uno stesso ambiente con persone infette non comporta automaticamente il contagio, se:
- Il soggetto infetto non tossisce in modo significativo.
- L’aria dell’ambiente è ben miscelata e continuamente rinnovata.
Questo implica una rivalutazione delle misure di isolamento e dei protocolli igienici in ambito scolastico, lavorativo e sanitario, soprattutto nei periodi di massima incidenza dell’influenza stagionale.
Misure tecniche e dispositivi raccomandati per ambienti chiusi
Il lavoro degli scienziati dell’Università del Maryland suggerisce che le strategie di ventilazione attiva e protezione respiratoria mirata rappresentano elementi centrali per contenere la diffusione dell’influenza nei luoghi chiusi. In particolare, si raccomanda l’utilizzo di:
- Purificatori d’aria con ventole integrative, in grado non solo di filtrare ma anche di rimescolare l’aria per impedire la stagnazione degli aerosol.
- Mascherine N95 nei contesti ad alta densità o in presenza di soggetti sintomatici.
- Sistemi HVAC aggiornati con filtri HEPA e flussi d’aria multidirezionali.
Queste misure possono essere applicate in scuole, uffici, mezzi di trasporto pubblico, strutture sanitarie e ambienti ad alta frequentazione, con un impatto diretto sulla riduzione della trasmissione virale.
Una priorità sanitaria ancora attuale: il peso dell’influenza a livello globale
Ogni anno, il virus influenzale causa tra i 290.000 e i 650.000 decessi a livello mondiale, con un’incidenza che può superare il miliardo di casi. Negli Stati Uniti, durante la stagione influenzale in corso, sono stati già registrati oltre 7,5 milioni di casi, 81.000 ospedalizzazioni e più di 3.000 decessi.
La ricerca condotta rientra in una più ampia strategia di indagine promossa dal Public Health Aerobiology Lab della University of Maryland, in collaborazione con:
- University of Maryland School of Medicine
- Icahn School of Medicine at Mount Sinai, New York
- University of Hong Kong
- University of Michigan, Ann Arbor
Il progetto è stato finanziato da enti quali il NIAID (National Institute of Allergy and Infectious Diseases), il University of Maryland Strategic Partnership: MPowering the State, il Flu Lab e il Balvi Philanthropic Fund.
Prospettive di ricerca e aggiornamento delle linee guida
La raccolta di dati reali e l’osservazione in ambienti controllati ma non artificiali consente ai ricercatori di orientare le politiche sanitarie con maggiore precisione. L’esperimento dimostra che le misure preventive basate sulla fisica dell’aria e sul comportamento individuale possono avere un’efficacia superiore rispetto a strategie basate unicamente sull’isolamento sociale o sulla sanificazione di superfici.
Il team dell’Università del Maryland prevede l’estensione della ricerca su coorti più ampie, includendo popolazioni pediatriche, anziane e immunocompromesse, per verificare se le stesse dinamiche di non trasmissione si replicano in soggetti più vulnerabili.
Parallelamente, lo sviluppo di strumentazione avanzata per il rilevamento degli aerosol infettivi rappresenta un’area di interesse in rapida espansione, con potenziali applicazioni anche per altre patologie respiratorie virali.
Riferimenti e fonti scientifiche dello studio
L’articolo scientifico, intitolato “A Room Full of Flu Patients and No One Got Sick”, è stato pubblicato su PLOS Pathogens il 7 gennaio 2026. Gli autori principali sono Donald K. Milton e Jianyu Lai, con la collaborazione di un team interdisciplinare delle università coinvolte.
Il documento completo è disponibile sul sito ufficiale della rivista (journals.plos.org) e contiene dati dettagliati, tabelle di esposizione virale e una descrizione tecnica delle metodologie impiegate per la raccolta e l’analisi dei campioni respiratori e ambientali.
