È morto Paolo Cirino Pomicino: il “superministro” della Prima Repubblica aveva 86 anni
Si è spento oggi, 21 marzo 2026, Paolo Cirino Pomicino, una delle figure più potenti e controverse della Prima Repubblica italiana. Soprannominato ‘o Ministro dagli avversari politici e Geronimo nella sua seconda vita pubblica, Pomicino aveva 86 anni. La notizia della sua scomparsa ha raggiunto le redazioni nel pomeriggio, senza che la famiglia diffondesse dettagli sulle cause del decesso.
Il medico diventato potente del palazzo
Medico di formazione, laureato con il massimo dei voti in Medicina e Chirurgia, Pomicino iniziò la sua carriera professionale all’Ospedale Cardarelli di Napoli come assistente neurochirurgo, per poi diventare aiuto neurologo. Ma fu la politica a segnare definitivamente il suo percorso.
Legato a doppio filo alla Democrazia Cristiana campana, negli anni ’70 entrò nelle istituzioni locali come consigliere e assessore del Comune di Napoli. Nel 1976 fu eletto deputato nella corrente andreottiana, avviando una lunga carriera parlamentare.
Negli anni ’80 divenne presidente della Commissione Bilancio della Camera, trasformandola (secondo la sua stessa definizione) in “un contropotere all’americana”. In quel contesto nacque il celebre meccanismo dell’emendamento “vol-au-vent”, che gli valse il soprannome di “Sportello Pomicino”, coniato da Ada Becchi per descrivere la sua capacità di distribuire risorse e favori politici.
Il picco del potere e gli anni dei ministeri
Tra la fine degli anni ’80 e il 1992 ricoprì incarichi di governo: prima ministro della Funzione Pubblica nel governo De Mita, poi ministro del Bilancio nei governi Andreotti VI e VII. In quegli anni divenne uno degli uomini più influenti del sistema politico italiano, capace di muovere risorse, alleanze e decisioni con una disinvoltura che lo rese leggendario, e bersaglio. Lo stesso Pomicino non rifuggì dall’etichetta di “superministro”, anzi la rivendicò: nel 2000 pubblicò con Mondadori le sue memorie intitolate “Strettamente riservato. Le memorie di un superministro della Prima Repubblica”.
Tangentopoli, i processi e la rinascita come Geronimo
Il 1992 segnò una cesura netta con l’esplosione di Tangentopoli, che travolse l’intero sistema politico. Pomicino fu coinvolto in numerosi procedimenti giudiziari e scelse di continuare a intervenire nel dibattito pubblico sotto lo pseudonimo “Geronimo”, collaborando con diverse testate giornalistiche. Firmò a lungo per il Giornale diretto da Vittorio Feltri. Nel 2011 ottenne dal Tribunale di sorveglianza di Roma un’ordinanza di riabilitazione, chiudendo formalmente una stagione giudiziaria durata quasi vent’anni.
Nel film Il Divo di Paolo Sorrentino del 2008, l’attore Carlo Buccirosso ne interpretò un ritratto vivido e teatrale, restituendo al grande schermo la figura di un uomo che correva in Transatlantico come se fosse a casa propria.
Gli ultimi anni
Dopo un trapianto di cuore nel 2007, non venne ricandidato nel 2008. Continuò tuttavia a seguire la politica attiva: aderì all’Unione di Centro e nel 2018 partecipò al lancio di Noi con l’Italia – UDC. Non smise mai di scrivere, commentare e farsi sentire. Fino all’ultimo aveva continuato a rilasciare interviste e a intervenire sul dibattito pubblico con la stessa verve polemica di sempre. Se ne va uno degli ultimi testimoni diretti di un’Italia politica che non esiste più.
