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Dal 1° settembre sarà vietato l’uso del TPO negli smalti semipermanenti e gel: cosa implica?

Tra pochi giorni verrà vietato l’uso del TPO, soprattutto negli smalti semipermanenti. E le problematiche non sono poche!

Dal primo settembre è scattato un divieto che riguarda il mondo della cosmetica, in particolare i prodotti per unghie semipermanenti e in gel. Una misura che non arriva del tutto inaspettata, ma che ha preso alla sprovvista molte professioniste del settore, con ripercussioni anche sul piano economico.

L’ingrediente sotto accusa è il Trimethylbenzoyl Diphenylphosphine Oxide (TPO), sostanza che fino a pochi mesi fa si trovava in moltissimi kit da manicure. È quel fotoiniziatore che, una volta esposto alla lampada UV, permette allo smalto di indurirsi. 

Come riportato su Instagram dalla Divulgatrice Beatrice Mautino (Divagatrice), la decisione di vietarlo a livello europeo si inserisce in una storia che va avanti da oltre dieci anni, fatta di valutazioni scientifiche, pareri contrastanti e revisioni normative. Le estetiste e i centri specializzati si sono ritrovati con scorte costose e poco tempo per smaltirle, mentre i kit casalinghi venduti negli anni hanno reso il problema ancora più diffuso.

Si tratta quindi di un cambiamento che non riguarda solo la sicurezza dei prodotti, ma anche il rapporto tra regole, mercato e consumatori. Ed è interessante capire come si sia arrivati a questa scelta e quali siano stati i passaggi principali.

Una storia breve ma intensa

Gli smalti semipermanenti funzionano in modo diverso rispetto a quelli classici: non sono una semplice miscela di polimeri in un solvente, ma contengono molecole acriliche che si comportano come piccole colle e un fotoiniziatore, come il TPO. Quando la lampada UV si accende, il fotoiniziatore genera radicali liberi, che a loro volta attivano la reazione di polimerizzazione, trasformando il prodotto liquido in una superficie dura e resistente.

Il problema è che già nel 2012 il TPO era stato classificato come sostanza CMR di tipo 2, cioè potenzialmente cancerogena e tossica. Nel 2014 il Comitato scientifico europeo per la sicurezza dei consumatori (SCCS) aveva stabilito che l’uso fosse accettabile fino a una concentrazione del 5%, ma solo in ambito professionale. Con il tempo, e in particolare nel 2021, la sostanza è stata ricollocata in una categoria più severa, la 1B, destinata a quelle sostanze sospettate di essere cancerogene o tossiche per la riproduzione.

Illustrazione dell’applicazione dello smalto (Canva FOTO) – biomedicalcue.it

Cos’è successo?

Il principio di precauzione ha quindi prevalso. Nonostante le prove non fossero definitive, l’Unione Europea ha deciso di inserire il TPO tra gli ingredienti vietati nei cosmetici. La misura è stata formalizzata con il Regolamento (UE) 2025/877 della Commissione, pubblicato il 13 maggio 2025 sulla Gazzetta Ufficiale dell’UE, che modifica il regolamento 1223/2009 sui prodotti cosmetici. Il provvedimento aggiunge ben 21 nuove sostanze all’elenco degli ingredienti proibiti, con entrata in vigore il 1° settembre 2025.

Secondo quanto riportato da Beatrice Mautino sul suo profilo Instagram Divagatrice, il divieto non ha colto impreparate le aziende, che erano a conoscenza di questa scadenza già da anni. Diverso il discorso per molti centri estetici, che hanno scoperto la novità tardi, perché i produttori hanno continuato a vendere le scorte fino all’ultimo. Da qui le difficoltà a smaltire i prodotti rimasti. Resta però il punto fermo: dal 1° settembre il TPO non è più ammesso in Europa, una decisione che chiude definitivamente una lunga vicenda scientifica e normativa.

Published by
Mattia Paparo