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Cani con tumori: farmaco sperimentale riduce le lesioni fino all'88%
Cani con tumori: farmaco sperimentale riduce le lesioni fino all'88%
OncoFAP glidotin testato su otto cani a Lodi, sei hanno risposto e non ci sono stati eventi avversi gravi correlati al trattamento.
Un farmaco sperimentale chiamato OncoFAP glidotin ha ridotto il volume dei tumori fino a circa l'88% in cani con neoplasie spontanee aggressive, secondo uno studio di fase I e II guidato dal Dipartimento di Medicina Veterinaria e Scienze Animali dell'Università degli Studi di Milano e pubblicato sul Journal of Medicinal Chemistry. I pazienti sono otto cani di proprietari privati con tumori positivi alla proteina FAP, su cui altre terapie avevano già fallito. Il trattamento è stato somministrato all'Ospedale Veterinario Universitario di Lodi.
Sei degli otto animali (75%) hanno risposto alla terapia, e gli autori parlano di un profilo di sicurezza eccellente, senza eventi avversi gravi correlati al farmaco. Il campione è piccolo e lo studio è di dimostrazione del principio, quindi il farmaco resta sperimentale.
Come funziona e cosa ha misurato lo studio
OncoFAP è una piccola molecola che si lega alla proteina FAP (Fibroblast Activation Protein, proteina di attivazione dei fibroblasti), presente in molti tumori umani e animali e non rilevabile nei tessuti sani, secondo il comunicato dell'ateneo milanese. A questa molecola è agganciato il chemioterapico MMAE (monometil auristatina E), un agente citotossico che impedisce alle cellule di dividersi. Il legame passa da un linker peptidico di glicina e prolina, il "glidotin" del nome, che rilascia il chemioterapico nel tumore dopo che la molecola ha raggiunto il bersaglio.
È lo schema dei coniugati farmaco-bersaglio, con una molecola piccola al posto dell'anticorpo. Gli autori ricordano che nei coniugati con anticorpo l'utilità clinica può essere limitata da penetrazione insufficiente nel tumore, produzione complessa e problemi di sicurezza. Il coautore Damiano Stefanello, docente di Chirurgia Veterinaria, ha spiegato a Dogsportal che l'MMAE esiste già per uso umano ma è molto tossico alle dosi normali, con pochissima letteratura in ambito veterinario.
Lo studio è una dose escalation, cioè le dosi aumentano da un gruppo di pazienti al successivo per individuare quella tollerata. La riduzione fino all'88% riguarda le lesioni bersaglio, misurate con tomografia computerizzata dell'intero corpo dopo 4 settimane di trattamento. Il comunicato precisa che sette pazienti hanno completato il ciclo previsto dal protocollo e sei di questi hanno risposto, un conteggio che differisce dal 75% su otto dell'abstract solo per il denominatore.
Cosa cambia e a che punto è l'uso clinico
Gli autori scrivono che i dati sostengono ulteriori attività di sviluppo traslazionale, cioè il passaggio dai dati sperimentali a una terapia utilizzabile, sia per i pazienti veterinari sia per quelli umani. L'ateneo inquadra il lavoro nella prospettiva "One Health", in cui i cani, che sviluppano tumori spontanei e condividono l'ambiente con l'uomo, offrono un modello più vicino alla malattia reale rispetto ai modelli di laboratorio. Per Stefanello questo può anche ridurre l'uso di animali di laboratorio. Il filone è quello dell'oncologia di precisione, che punta a colpire il tumore risparmiando i tessuti sani.
I limiti sono quelli di un lavoro iniziale. Gli animali erano otto, la positività a FAP è un criterio di ammissione (l'Ospedale Veterinario Universitario la verifica con esame istologico e immunoistochimico su un campione di tumore) e le fonti consultate non riportano i tipi di tumore inclusi, i criteri di risposta né la durata della risposta. OncoFAP glidotin appartiene a Philochem, che ha contribuito al progetto e ha ricercatori tra gli autori. Le fonti consultate non indicano tempi né piani per studi successivi.